Storie di successo

Dalla nuvola di punti al modello BIM: il caso della Piscina Cozzi a Milano

La riqualificazione di edifici complessi e di valore storico pone una sfida precisa: progettare su una base dati affidabile. Quando questa base manca o è incompleta, il rischio non è teorico, ma si traduce in errori progettuali, varianti e aumento dei costi.

Il caso della Piscina Cozzi di Milano lo dimostra in modo concreto.
Si tratta di un edificio iconico, inaugurato nel 1934 e considerato la prima piscina interamente coperta in Italia, caratterizzato da una struttura articolata e da elementi architettonici e strutturali di particolare complessità.

Per supportare il processo di riqualificazione, un primario operatore del settore engineering & construction management ha richiesto la realizzazione di un rilievo avanzato e di un modello BIM as-is affidabile, su cui basare le successive fasi progettuali.

L’intervento ha coinvolto:

  • oltre 15.000 mq di superfici interne rilevate
  • circa 10.000 mq tra esterni e copertura
  • 1200 scansioni laser scanner statico
  • più di 6000 immagini ad alta definizione acquisite tramite UAV

Ma il dato quantitativo, da solo, non basta a spiegare la complessità del progetto.

La vera sfida è stata interpretare correttamente l’organismo architettonico, incrociando i dati rilevati con la documentazione storica, per restituire un modello BIM coerente con la realtà e realmente utilizzabile in fase progettuale.

In questo articolo analizziamo come il processo scan-to-BIM sia stato utilizzato per trasformare un edificio complesso in una base informativa affidabile, capace di ridurre il rischio progettuale e supportare le decisioni lungo tutto il processo di riqualificazione.

Il contesto: un edificio complesso tra storia, struttura e trasformazione

La Piscina Cozzi non è un edificio come gli altri.
È un’infrastruttura storica, progettata negli anni ’30 e costruita con logiche, materiali e soluzioni strutturali profondamente diverse da quelle contemporanee. Puoi leggere di più sulla rilevanza della struttura qui

L’edificio, inaugurato nel 1934 su progetto dell’ingegnere e architetto Luigi Lorenzo Secchi, rappresenta un caso unico nel panorama italiano: la prima piscina interamente coperta, concepita come spazio pubblico ma con caratteristiche tecniche e architettoniche di grande complessità.

Questa complessità emerge su più livelli.

Dal punto di vista architettonico, l’organismo edilizio è articolato e stratificato, con ambienti a diversa altezza, spazi tecnici integrati e una forte presenza di elementi costruttivi non standardizzati. La zona vasca, le tribune, le piattaforme per i tuffi e gli ambienti accessori costituiscono un sistema unitario, ma con caratteristiche geometriche e funzionali molto diverse tra loro.

Dal punto di vista strutturale, uno degli elementi più critici è la copertura, realizzata con una struttura mista in cemento e acciaio, composta da piloni, travi e capriate. Si tratta di una configurazione complessa, difficilmente leggibile attraverso documentazione tradizionale e che richiede un’interpretazione accurata per essere restituita in modo coerente.

A questo si aggiunge un ulteriore livello di difficoltà: il progetto di riqualificazione prevede trasformazioni significative, tra cui l’inserimento di nuovi livelli in alcune aree dell’edificio. Questo implica la necessità di disporre di una base conoscitiva estremamente precisa, capace di supportare scelte progettuali che incidono direttamente sulla struttura esistente.

In un contesto di questo tipo, la conoscenza dell’edificio non può basarsi su planimetrie storiche o rilievi parziali.
Serve una rappresentazione completa, coerente e verificabile, in grado di restituire non solo le geometrie, ma anche le relazioni tra gli elementi che compongono l’organismo architettonico.

È da questa esigenza che nasce la richiesta: non semplicemente rilevare l’edificio, ma costruire una base informativa affidabile su cui progettare senza incertezza.

Il problema: progettare senza una base affidabile è un rischio

In interventi di riqualificazione su edifici esistenti, il rischio non nasce in cantiere.
Nasce prima, quando si progetta su una base informativa incompleta o non verificata.

Nel caso della Piscina Cozzi, questo rischio era amplificato da più fattori: la complessità dell’organismo architettonico, la presenza di elementi strutturali non standardizzati e la necessità di intervenire su parti critiche dell’edificio, come la copertura e la zona vasca.

In queste condizioni, lavorare su dati non affidabili significa esporsi a una serie di criticità concrete:

  • incongruenze geometriche tra stato reale e modello di progetto
  • difficoltà nel coordinamento tra discipline
  • necessità di varianti in corso d’opera
  • aumento dei tempi e dei costi
  • riduzione del controllo sulle scelte progettuali

Il punto centrale è uno:
anche piccoli scostamenti, quando riguardano elementi strutturali o spazi complessi, possono generare impatti significativi sull’intero progetto.

A questo si aggiunge un aspetto spesso sottovalutato: la mancanza di una base dati coerente rende difficile distinguere ciò che è certo da ciò che è ipotizzato. Il risultato è un processo decisionale più fragile, in cui progettisti e tecnici sono costretti a lavorare su livelli diversi di affidabilità.

Nel caso specifico, la richiesta era esplicita: costruire un modello BIM allineato alla realtà, coerente con le nuvole di punti, georeferenziato e utilizzabile senza necessità di correzioni o adattamenti. Non un modello “interpretato”, ma una rappresentazione tecnica su cui poter basare scelte progettuali complesse.

Il problema, quindi, non era semplicemente rilevare l’edificio.
Era ridurre l’incertezza prima che si trasformasse in errore progettuale.

Ed è proprio da questa esigenza che prende forma l’intervento.

La richiesta: precisione, coerenza e continuità del dato

In un contesto come quello della Piscina Cozzi, la richiesta non poteva limitarsi a un rilievo accurato o a un modello BIM formalmente corretto.
Il punto era un altro: costruire una base informativa utilizzabile, senza ambiguità, lungo tutto il processo progettuale.

Per questo, i requisiti richiesti non erano solo tecnici, ma metodologici.

Da un lato, era fondamentale garantire precisione geometrica, attraverso un rilievo completo e una restituzione fedele dello stato di fatto. Non solo nelle geometrie principali, ma anche negli elementi architettonici e strutturali che avrebbero influenzato direttamente le scelte progettuali.

Dall’altro, era richiesta coerenza tra dati: la nuvola di punti e il modello BIM dovevano essere perfettamente allineati, condividere lo stesso sistema di riferimento e poter essere utilizzati senza necessità di trasformazioni o adattamenti. Questo aspetto era cruciale per evitare errori di interpretazione e garantire continuità tra rilievo e progettazione.

A questo si aggiungeva un terzo elemento, spesso sottovalutato: la continuità del dato nel tempo.
Il materiale prodotto non doveva essere utile solo in fase di consegna, ma anche durante lo sviluppo del progetto, attraverso condivisioni progressive, confronti tecnici e possibilità di integrazione con altri modelli e discipline.

In sintesi, la richiesta può essere letta in tre dimensioni:

  • precisione, per rappresentare correttamente la realtà
  • coerenza, per garantire allineamento tra tutti i dati
  • continuità, per rendere il modello realmente utilizzabile nel processo

Non si trattava quindi di produrre un output, ma di costruire una base affidabile su cui far lavorare più attori, senza perdita di informazione e senza interpretazioni divergenti.

È su questa base che è stato impostato l’intervento.

L’intervento Geomap: dal rilievo alla costruzione di una base informativa affidabile

L’intervento non è stato impostato come una semplice sequenza di attività tecniche, ma come un processo integrato, finalizzato a costruire una base informativa coerente, verificabile e utilizzabile lungo tutto il ciclo progettuale.

Il primo passo è stato il rilievo, condotto con tecnologia laser scanner statico e supportato da acquisizioni UAV per le aree non accessibili, in particolare la copertura. L’estensione dell’edificio e la sua articolazione hanno richiesto una pianificazione accurata delle attività:

  • oltre 1200 punti di scansione per garantire copertura completa degli interni
  • rilievo delle superfici esterne e del contesto circostante
  • acquisizione di oltre 6000 immagini ad alta definizione per integrare le informazioni nelle zone più complesse

Questo ha permesso di ottenere una nuvola di punti densa e completa, ma il dato grezzo, da solo, non è sufficiente.

La fase centrale è stata la strutturazione del dato.
Le nuvole sono state elaborate, allineate e georeferenziate in modo rigoroso, assicurando coerenza con il sistema di riferimento richiesto e garantendo la possibilità di integrazione con altri modelli senza necessità di trasformazioni.

Parallelamente, è stato avviato il processo di modellazione BIM as-is.
Qui il lavoro non è stato solo di restituzione geometrica, ma di interpretazione tecnica dell’edificio. In particolare:

  • le partizioni orizzontali e verticali sono state modellate rispettando spessori, livelli e relazioni reali
  • gli elementi architettonici e strutturali sono stati rappresentati in modo coerente con la loro funzione e posizione
  • gli elementi complessi, come la copertura mista in cemento e acciaio, sono stati analizzati e restituiti tenendo conto della loro logica costruttiva

Un passaggio chiave è stato l’incrocio tra i dati rilevati e la documentazione storica disponibile. Questo ha permesso di risolvere ambiguità, interpretare correttamente alcune geometrie e costruire un modello non solo fedele, ma anche tecnicamente consistente.

Infine, l’intervento è stato gestito in logica progressiva, con condivisioni intermedie e momenti di confronto con il team di progetto. Questo ha consentito di verificare continuamente la coerenza del modello e di adattare il lavoro alle esigenze emergenti, evitando criticità in fase finale.

Il risultato non è stato solo un rilievo o un modello BIM, ma una base informativa strutturata, in cui dati, geometrie e informazioni sono allineati e pronti per essere utilizzati senza ulteriori passaggi di interpretazione.

Il risultato: una base solida per progettare senza incertezza

Il valore dell’intervento emerge nel momento in cui il modello viene utilizzato.
Non come output finale, ma come strumento operativo per la progettazione.

Grazie alla coerenza tra rilievo, nuvola di punti e modello BIM, il team di progetto ha potuto lavorare su una base dati allineata allo stato reale dell’edificio, senza necessità di reinterpretazioni o verifiche continue. Questo ha ridotto in modo significativo il margine di incertezza nelle fasi decisionali.

In concreto:

  • i progettisti hanno lavorato su geometrie affidabili, coerenti con la realtà costruita
  • le interferenze e le incongruenze sono state intercettate a monte, non in fase esecutiva
  • il coordinamento tra discipline è risultato più fluido, grazie a una base comune condivisa
  • il controllo sulle scelte progettuali è aumentato, con maggiore consapevolezza dei vincoli esistenti

Questo ha avuto un impatto diretto anche sulla possibilità di gestire interventi complessi.
Operazioni come l’inserimento di nuovi solai o la trasformazione di spazi esistenti, previste nel progetto di riqualificazione, hanno potuto essere sviluppate su una base conoscitiva solida, riducendo il rischio di errori e varianti.

Il risultato non è solo una maggiore precisione tecnica, ma una maggiore affidabilità del processo progettuale nel suo complesso.
Quando il dato è coerente, aggiornato e condiviso, ogni decisione diventa più controllabile e ogni fase del progetto si sviluppa con meno attrito.

In questo senso, il rilievo e il modello BIM non rappresentano la fine del lavoro, ma l’inizio di un processo progettuale più solido, più prevedibile e meno esposto al rischio.

Cosa insegna questo caso

Il caso della Piscina Cozzi non è un’eccezione.
È, al contrario, rappresentativo di una condizione molto diffusa: progettare sull’esistente senza una base informativa realmente affidabile.

In quasi tutti i progetti di riqualificazione, soprattutto su edifici complessi o storici, esiste uno scostamento tra ciò che si pensa di conoscere e ciò che esiste realmente. Questo scostamento genera incertezza, rallenta le decisioni e, nei casi peggiori, si traduce in errori progettuali e varianti.

Il punto non è se questo problema esista.
Il punto è come viene affrontato.

Spesso si procede comunque, accettando un certo livello di approssimazione e rimandando la gestione delle criticità alle fasi successive. È una scelta implicita, che però espone il progetto a un rischio crescente man mano che si avanza verso l’esecuzione.

Questo caso mostra un approccio diverso.

Affrontare il problema a monte, costruendo una base dati coerente e verificabile, consente di:

  • ridurre l’incertezza prima che entri nel processo progettuale
  • migliorare la qualità delle decisioni
  • rendere più fluido il coordinamento tra attori e discipline
  • aumentare il controllo su tempi, costi e risultati

In altre parole, non si tratta di “fare meglio il rilievo”, ma di cambiare il modo in cui si costruisce la conoscenza dell’edificio.

Ed è proprio qui che si crea la differenza tra un progetto che gestisce i problemi e uno che riesce a prevenirli.

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